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Nascita di una giornalista

Martha Gellhorn nasce a Saint Louis, nel Missouri, nel 1908. Il padre, George, medico, ha dovuto lasciare il suo paese, la Germania, perché ebreo. La madre, Edna Fischell, è una  suffragista che si batte non solo per il voto alle donne o per le modifiche alla legge sul divorzio, ma anche per ottenere norme più rigide che tutelino il lavoro dei minori e per le cure mediche gratuite per i bisognosi. Per dedicarsi al giornalismo, Martha rinuncia al diploma. Comincia a lavorare all’Albany Times Union, dove le affidano la cronaca rosa e la cronaca nera, che comporta frequenti visite all’obitorio. "Guardavo quei cadaveri sui tavoli, le spalle strette e i capelli grigi tagliati a caschetto – dirà più tardi - e facevo ipotesi su quale fosse stata la loro vita." Oltre alle ipotesi, fa anche la sua scelta: per il resto della vita si occuperà degli underdogs, dei vinti, delle persone che vivono in stato di inferiorità sociale.
Nel 1929 va a New York, dove lavora per qualche tempo allo Hearst Times Union e al New Republic. Ha tutte le qualità di un buon reporter: possiede una scrittura chiara e precisa, ricca di dettagli e di vivide descrizioni. Ritenendo di avere ormai sufficiente esperienza, si presenta negli uffici del New York Times e si propone al caporedattore come corrispondente dall’Europa. È venuto il momento di andare a vedere e sperimentare il mondo. Parte per Parigi, dove lavora anche per il St. Louis Post-Dispatch, Vogue e la United Press. Conosce Bertrand de Juvenal, figliastro della scrittrice Colette, con il quale ha una relazione. Ma diversamente da quanto affermano erroneamente molte biografie, egli non diventerà mai suo marito.
                                                         
Nel 1934 torna negli Stati Uniti e fa il suo debutto come romanziera. What Mad Pursuit, scritto in Europa, contiene la sua esperienza nel movimento pacifista giovanile di Parigi. È una commistione fra racconto e giornalismo, la storia di tre studentesse americane alla ricerca di un ideale in cui credere e dell’incontro con i problemi della società. Il libro non è ben accolto dalla critica e dal pubblico e Martha stessa più tardi lo rinnegherà, anche se esso contiene molti dei temi da lei sviluppati in futuro, come il sopruso, lo sfruttamento e la necessità di sopravvivere a ogni costo. Il libro la lascia esausta,  feeble as spaghetti, e sgomenta al pensiero di quanta fatica le sia costato per nulla.
Nel 1936, mentre l’America è in piena Depressione, le viene chiesto di fare un resoconto sul funzionamento del programma governativo di aiuto e di assistenza nelle zone industriali. Lei si reca a visitare gli stabilimenti tessili della Carolina del Nord e comincia a raccogliere materiale nei quartieri poveri. Intervista le famiglie che vivono dentro a baracche piene di topi e senza fognature, intervista i dottori che ben poco possono fare per i bambini malnutriti, affetti da rachitismo e anemia. La pellagra e la tubercolosi mietono vittime e la sifilide causa la nascita di figli deboli di mente. Quattro mesi dopo, le vicende confluiscono in un libro formato da quattro storie brevi sui temi dell’ingiustizia del destino, del cattivo uso del potere, della brutalità e delle vessazioni nei confronti dei deboli. Il titolo, The Trouble I’ve Seen, è lo stesso dello spiritual dei neri americani. Questo lavoro avvicina Martha ai Roosevelt – la first lady Eleanor è amica di sua madre dai tempi della scuola – e in futuro lei sarà spesso ospite della Casa Bianca.

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